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Artrite reumatoide, alcuni movimenti prolungati aumentano il rischio?

Pubblicato il 12 Luglio 2016

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Ripetere nel tempo dei particolari movimenti può aumentare il rischio di sviluppare artrite reumatoide? Alcuni tipi di esercizio fisico prolungato svolti a lavoro potrebbero aumentare le probabilità d’insorgenza di questa malattia autoimmune. A sostenerlo è uno studio realizzato da ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma (Svezia).

 Per valutare l’associazione fra artrite reumatoide e carichi di lavoro fisico, i ricercatori hanno analizzato i dati riferiti a 3.680 pazienti con artrite reumatoide e 5.935 persone che costituivano un gruppo di controllo. Per investigare se alcune persone fossero più suscettibili di altri, è stato comparato il rischio tra soggetti con e senza uno specifico genotipo; inoltre è stata condotta un’analisi in relazione alla presenza o all’assenza di anticorpi anti-citrullina fra i pazienti con artrite reumatoide: questi anticorpi hanno infatti un’altissima specificità per le persone affette.Come riferiscono i ricercatori, alcuni movimenti fisici legati alla professione aumentavano le probabilità di sviluppare artrite reumatoide. Inoltre l’associazione fra artrite reumatoide positiva agli anticorpi anti-citrullina era piuttosto significativa in presenza di un certo genotipo, sempre con riferimento a particolari movimenti del corpo.La correlazione è risultata più forte tra alcune mansioni che caratterizzano ad esempio gli impieghi nel settore dell’edilizia: l’esposizione a continue vibrazioni, il trasporto e il sollevamento di pesi maggiori a 10 kg; lavorare con le mani sotto il livello delle ginocchia o sopra le spalle; piegarsi e girarsi ripetutamente.I risultati della ricerca sono stati presentati all’ultimo congresso dell’European League Against Rheumatism. «Lo studio esplora una correlazione che la comunità scientifica sospetta da tempo, ovvero quella tra fattori meccanici e il processo che porta all’infiammazione, e che merita ulteriori approfondimenti», sottolinea il professor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e immunologia clinica dell’ospedale Humanitas e docente all’Università di Milano.Le cause scatenanti l’artrite reumatoide sono ancora ignote: «Questo studio suggerisce il coinvolgimento di fattori “fisici” che attiverebbero l’infiammazione. È come se le cellule del sistema immunitario subissero uno shock fisico che innescherebbe il processo infiammatorio», spiega ancora lo specialista.Al di là dei fattori non modificabili, ovvero familiarità e sesso femminile, il fumo di sigaretta – conclude lo specialista- resta un fattore di rischio eliminabile per contenere le probabilità di sviluppare questa malattia cronica autoimmune.

(fonte humanitas salute).

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