Le malattie reumatiche, al primo posto in Italia tra quelle cronico-degenerative, sono state oggetto di un sondaggio presentato recentemente a Milano dal Movimento Italiano Casalinghe e Merck Sharp & Dohme. Scopo dell’indagine telefonica SWG, condotta su un campione di 800 donne tra i 45 e i 65 anni, era quello di evidenziare l’impatto delle malattie reumatiche sulla qualità di vita e la gestione del dolore.
Oggi si sa che assumere un farmaco antidolorifico “al bisogno”, senza una precisa raccomandazione medica sul dosaggio massimo da non superare, può esporre al rischio di danni cardiovascolari da abuso di antinfiammatori.
Per contro, resistere al dolore e non assumere farmaci espone al rischio di far diventare cronico un episodio doloroso acuto. Sono noti oggi i rischi-benefici di tutta la categoria dei nuovi farmaci antidolorifici e antinfiammatori privi degli effetti indesiderati sulla tolleranza gastrica tipici dei tradizionali farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Interpretare e trattare il dolore con il farmaco giusto, al dosaggio giusto, è il suggerimento di Silvano Adami, direttore della Cattedra di Reumatologia dell’Università di Verona, senza abusi o autoprescrizioni e soprattutto con un trattamento personalizzato.
Come ricorda Flavio Fantini, della Cattedra di Reumatologia dell’Università degli Studi di Milano, Istituto Ortopedico Gaetano Pini, sono tante le malattie che hanno il dolore come sintomo: saperlo correttamente interpretare e curare è il modo per non accentuarne l’intensità, da moderata a molto forte, con relativa strategia terapeutica.
Il sondaggio vede le donne quale principale bersaglio dei dolori dell’artrosi, la più diffusa tra le malattie reumatiche, che colpisce in Italia 4 milioni di persone.
Articolo tratto dal sito:
http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2006/04/20/medicinaprevenzione/016ris48816.html