Washington, congresso dei reumatologi americani dedicato alle forme che compaiono in età pediatrica
Le malattie reumatiche non colpiscono solo gli adulti e gli anziani. Purtroppo non mancano i casi di giovani alle prese con artrite, spondilite anchilosante, sclerodermia e non sono risparmiati neppure i bambini più piccoli. In Italia un bimbo su dieci soffre di una forma di malattia reumatica, soprattutto le bambine, e non mancano le iniziative di sostegno anche alle famiglie, come l’asta di beneficenza dello scorso 22 novembre a Roma.
Si tratta di malattie che, pur prediligendo le articolazioni, colpiscono diversi organi e apparati. Hanno spesso un andamento cronico e possono determinare esiti importanti che comprendono, ad esempio, gravi danni alle articolazioni, con conseguente limitazione della normale mobilità articolare, o lesioni a carico di vari organi come il rene e l’occhio.
Nel loro complesso costituiscono una delle maggiori cause di disabilità acquisita in età pediatrica. Per questo motivo l’argomento è stato al centro di varie sessioni di lavoro al settantesimo meeting annuale dell’American College of Rheumatology (ACR), che si è svolto dal 10 al 15 novembre a Washington insieme al quarantunesimo convegno dell’Association of Rheumatology Health Professionals (ARHP).
I 13 mila specialisti riuniti hanno concentrato i lavori sull’artrite idiopatica giovanile, la più comune malattia reumatica cronica del bambino, che esordisce prima dei 16 anni con sintomi che durano oltre sei settimane. La tipica infiammazione cronica delle articolazioni è accompagnata da dolore, gonfiore, difficoltà nei movimenti e rigidità, specialmente dopo un riposo prolungato, quindi particolarmente pronunciata al mattino.
«Le articolazioni sono rivestite da una membrana molto sottile che, in caso di malattia, diviene spessa e piena di cellule infiammatorie. Anche il liquido sinoviale aumenta», spiega Michael Repoff, docente all’Università del Kansas Medical Center di Kansas City. «Da qui la tumefazione articolare e gli altri segni tipici. Spesso il bambino mantiene l’articolazione in posizione “intermedia”, definita “antalgica” perché riduce il dolore. Il rischio, però, è di atrofizzare i muscoli e comunque, se la malattia non viene trattata adeguatamente, la membrana di rivestimento forma un vero e proprio “panno sinoviale”, con liberazione di mediatori chimici che possono distruggere l’osso e la cartilagine articolare».
Purtroppo la causa della malattia è ancora sconosciuta. Chiaro, invece, il meccanismo: il nostro sistema immune riconosce ciò che è estraneo e potenzialmente pericoloso e lo aggredisce, risparmiando ciò che appartiene al nostro organismo. In queste malattie è come se venisse in parte persa tale capacità di discriminare “il proprio” da quello che è estraneo, per cui la risposta immune contro un agente esterno si tramuta in un’aggressione ai tessuti del proprio organismo.
di Antonio Caverna
Fonte: www.repubblica.it/supplementi/salute/2006/11/30/medicinaprevenzione/016gio51416.html